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23 luglio, 16:12 Primopiano

Concordia, lo scoglio dell'inchino

Migliaia i naufraghi. Immagini disastro fecero giro del mondo

© ANSA
Concordia: barchetta solitaria verso nave, 'Grazie a tutti' © Ansa

"Amm'a fa' l'inchino al Giglio": la Costa Concordia era salpata da poco da Civitavecchia quando - erano le 18,27 del 13 gennaio 2012 - il comandante Francesco Schettino pronuncio' la frase. Circa tre ore dopo, alle 21.45 la nave della Costa Crociere urto' lo scoglio delle Scole a poco più di un centinaio di metri dall'isola. "Madonna ch'aggio cumbinato", fu la reazione del comandante. La Costa Concordia impattò dopo aver navigato a 16 nodi di velocità, una velocità alta in mare, e ritardata, ma ormai inutilmente, solo negli ultimi metri. Dalla 'scatola nera' e' poi emerso che nessuno si oppose alla 'rotta' ravvicinata all'isola impostata da Schettino.

In quelle ore in plancia la situazione era calma, a parte la presenza di tre personaggi arrivati da pochi minuti, estranei alla navigazione, che stavano sulla porta: la ballerina moldava Domnica Cermotan, il direttore dell'hotel di bordo Manrico Giampedroni, il maitre Antonello Tievoli, gigliese di origine. Chiacchieravano fra loro, e forse disturbavano gli ufficiali. Mentre la nave si avvicinava, Schettino impartiva ordini precisi, poi ecco lo scoglio ma quando se ne accorse era troppo tardi, non poteva più evitarlo. Si scatenò il caos: la nave fu squarciata su un fianco per decine di metri, imbarco' acqua e i motori andarono fuori uso. Gli allarmi di bordo coprivano le frasi, sempre più concitate, con cui dalla plancia ci si accertava del danno, mentre il comandante tentava di far manovrare la nave con le macchine orami fuori uso.

A bordo fu il panico per 4.229 persone, tra passeggeri e equipaggio.

Alle 21.56 Schettino chiamo' il capo dell'unita' di crisi Roberto Ferrarini dicendo: "Ho fatto un casino! Sono passato sotto al Giglio". Intanto si ordinava di "chiudere le porte stagne". Il disastro era ormai consumato, Schettino si informava con i suoi ufficiali e indugiava a dare l'ordine di "abbandono nave". Seguirono ore drammatiche, con quel perentorio ordine dato a Schettino da Gregorio De Falco, comandante della capitaneria di Livorno, quel 'vada a bordo, c....', frase che subito diventerà oggetto di ironie feroci sul web e che sarà destinata a fare il giro del mondo. Il naufragio porterà la Costa Concordia ad adagiarsi davanti al porto dell'isola. Pesantissimo il bilancio: 32 le vittime di cui una ancora dispersa, migliaia i naufraghi a cui i soccorritori e gli abitanti del Giglio offrirono conforto e riparo.

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