India: giovani italiani condannati all'ergastolo
Accusati di aver ucciso loro compagno. Genitori: 'Ricorreremo'
23 luglio, 21:23
ALBENGA- Sono stati condannati all'ergastolo, dal tribunale di Varanasi, in India, Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, i due giovani arrestati nel febbraio dell'anno scorso con l'accusa di avere ucciso Francesco Montis, loro compagno di viaggio. "Siamo allibiti, i nostri legali presenteranno subito ricorso", dice Marina Maurizio, la mamma di Tomaso, 27 anni di Albenga. Le motivazioni della sentenza saranno rese note soltanto lunedì. Tomaso Bruno, 27 anni di Albenga, ed Elisabetta Boncompagni, 37 anni di Torino, erano arrivati in India insieme a Francesco Montis, che all'epoca aveva 31 anni. I tre si erano conosciuti a Londra e avevano deciso di fare insieme una vacanza a Varanasi, nell'Uttar Pradesh, una delle città più antiche del mondo. Francesco ed Elisabetta erano fidanzati. La mattina del 4 febbraio 2010, la vittima si era sentita male e i due amici avevano chiesto aiuto al personale dell'hotel Buddha di Chentgani, alla periferia della città, dove si trovavano. Subito soccorso, il giovane era morto in ospedale. Sul suo corpo, secondo quanto accertato dall'autopsia, sei lividi, per gli inquirenti i segni di una colluttazione. La polizia decise così di arrestare i due amici, sostenendo che lo avevano ucciso per sbarazzarsi di lui. A nulla servì la lettera dalla madre del giovane morto, nella quale riferiva che il figlio era malato e aveva problemi respiratori.
SFOGO MADRE CONDANNATO, STATO CI TUTELI - ''Non ti preoccupare mamma, questo e' solo il primo round, ne seguiranno altri e riusciremo a dimostrare la nostra innocenza''. Sono le parole sussurrate alla madre da Tomaso Bruno, il giovane ligure condannato all'ergastolo dal tribunale indiano di Varanasi insieme alla torinese Elisabetta Boncompagni per la morte, nel febbraio dello scorso anno, dell'amico Francesco Montis. ''Sono forte come una roccia - ha aggiunto - lo devono sapere tutti''. In aula, al momento della lettura della sentenza, oltre a Marina Maurizio, la madre di Tomaso, c'erano anche il padre Euro Bruno, l'avvocato della difesa e il funzionario dell'Ambasciata Cesare Biller. ''Tomaso era preparato perche' in questi mesi - racconta la madre da Varanasi - ha visto tante persone essere condannate per fatti che non hanno commesso. Non e' possibile che due italiani vengano condannati in questo modo. Dobbiamo essere tutelati dalle nostre istituzioni e dallo Stato perche' quello che e' capitato a Tomaso ed Elisabetta puo' capitare a chiunque viaggi in questi Paesi. Al nostro rientro in Italia studieremo cosa fare, ci dobbiamo mettere subito al lavoro con gli avvocati per preparare al meglio il ricorso in appello all'Alta Corte. Domani andremo a trovare i ragazzi in carcere, mercoledi' saremo nella capitale a Delhi per incontrare i funzionari dell'Ambasciata e quindi gli avvocati della difesa. Rientreremo in Italia alla fine della prossima settimana''.







