'Pueblo' chavista, cosa sara' di noi, i poveri?
'Addio Hugo'. Lacrime e serrande abbassate. Emozione a Caracas
06 marzo, 09:01
di Milagros Rodriguez
CARACAS - 'L'unico presidente che ha difeso noi, i poveri di questo paesé. Non smette di ripeterlo Auristela Campos, una giovane donna che si definisce 'chavista da sempre'. Appena ha saputo della morte di Hugo Chavez, è corsa nella zona di Caracas, dove si trova l'Hospital Militar Dr. Carlos Arvelo, il 'rifugio' del presidente nelle due ultime settimane, dal suo rientro in patria dall'Avana.
Nel grande ospedale, le bandiere sono subito state messe a mezz'asta. In attesa dei funerali previsti per venerdì, l'intero Venezuela piomba nel lutto e in una fase piena di incognite. Ma per le strade della capitale nessuno pensa in queste ore alla politica o alla transizione. Nei pressi della clinica, gli uomini e le donne del 'pueblo' chavista non smettono di salutarsi e abbracciarsi. In gruppi o a coppie. Qualcuno nasconde il viso mentre s'apparta, per poi riprendersi. 'Non ci posso credere Dio mio, non lo accetto', urla, disperata, Auristela. 'Ay Hugo, che faremo senza di te? Perche' Signore mio?', afferma un'altra donna, Carmen Rios, invocando Dio. Lo fanno tanti altri dei presenti, a conferma che il chavismo è un movimento profondamente socialista e - fa notare un altro dei tanti militanti presenti - "anche profondamente cristiano". 'Aveva appena 58 anni... ma chi muore per la vita non puo' essere considerato mortò, aggiunge Carmen, riprendendo un concetto ripetuto in queste ore da tanti dirigenti chavisti, primo fra tutti Nicolas Maduro, vicepresidente e delfino voluto con forza dal comandante-presidente, che nei suoi lunghi 14 anni di potere ha portato avanti il socialismo targato 'revolucion bolivariana'. 'La sua lotta contro la malattia e' stata lunga, ma non ho mai pensato che potesse uscire sconfitto. E' scomparso il miglior presidente della storia del Venezuela. Mi chiedo cosa succederà ora: non solo per il paese e lo Stato, ma per tutti noi", afferma un'altra ragazza, Elena Castro. A tratti i singhiozzi si sentono quasi all'unisono. L'emozione è enorme, così come l'impatto provocato dalla notizia, giunta all'ora nella quale gran parte della gente di Caracas smette di lavorare e torna a casa, o si prepara per farlo. Dopo il flash partito dal Venezuela e ripreso da tutto il mondo, nel centro della città e in altri quartieri molti negozianti hanno chiuso le serrande. In molte delle strade nel centro e nell'area dell'Hospital c'era un fiume di gente. E anche nelle altre città del paese sono stati migliaia i simpatizzanti del presidente a radunarsi in centro, nelle 'Plaza Bolivar' che si trovano in lungo e in largo in Venezuela. Per un po', molti dei camion, bus e auto che passavano vicino all'ospedale facevano suonare il clacson - un ultimo saluto - nella notte seguita a quella che a Caracas è stata una giornata drammatica: iniziata molto presto con le notizie dell'aggravamento delle condizioni di salute del leader, e conclusa con l'annuncio della sua 'muerte'.







