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Libia, battaglia finale per la conquista di Tripoli

Militari alla periferia. Appello a giovani, "niente vendette"

Drammatici annunci di un'imminente presa di Tripoli da parte dell'esercito di Tobruk, raid aerei e movimenti di truppe stanno minacciando il negoziato Onu per la soluzione della crisi libica, mentre su Tobruk e Tripoli incombe sempre la minaccia dell'Isis che vuol trasformare Sirte "in un inferno come Falluja". La giornata si era aperta con l'annuncio dello Stato maggiore libico secondo il quale "la liberazione della capitale" sarebbe avvenuta "nelle prossime ore": un salto di qualità di annunci fatti nei due giorni precedenti ma che almeno in serata erano rimasti senza effetti. Fajr Libya, la coalizione di milizie filo-islamiche che controllano la capitale, ha smentito di essere sotto attacco in città e ha negato anche che siano state prese due cittadine (Az-Zawiyah e Al Aziziyah) a circa 45 chilometri dal centro di Tripoli nei settori ovest e sud.

Tobruk ha dichiarato comunque il controllo su cinque aree della zona di Wershafana. Non ci sono notizie attendibili di morti a parte fonti militari che segnalano l'uccisione del "numero 3 di Fajr Libya". Dal cielo, secondo fonti ufficiali di Tobruk e media libici, sono venuti raid aerei su Tripoli che hanno preso di mira una base di miliziani nei pressi dell'aeroporto internazionale fuori uso da tempo e, senza danni, e l'unico altro scalo in funzione, il "Mitiga" situato a meno dieci chilometri dal centro cittadino. Un MIg 23 ha bombardato, per la prima volta, lo scalo di Zuwara, centro ad una cinquantina di chilometri dal confine tunisino. "Abbiamo visto una serie di dichiarazioni che arrivano da personalità in Libia che, assieme ad alcuni movimenti militari sul terreno, rappresentano una seria minaccia che condizionerà il dialogo" negoziale in corso, aveva avvertito la sera prima l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Bernardino Leon mettendo in guardia da un vero attacco a Tripoli: "se si tratta di una grande operazione, allora avrà chiaramente un impatto sul dialogo".

In serata fonti informate rimandavano alle dichiarazioni di Leon della sera prima attestando quindi che i negoziati indiretti continueranno fino a domenica per stilare tre documenti sulla formazione di un governo di unità nazionale e su accordi per un cessate il fuoco. Oltre a quella sulla sicurezza, vi sono poi altre varie corsie che impegneranno almeno per vari giorni municipalità, leader politici e tribù anche a Bruxelles e il Cairo. A consigliare un accordo è il pericolo rappresentato dagli affiliati libici allo Stato islamico che dallo scorso anno controllano Derna e da oltre un mese anche la città natale di Muammar Gheddafi : "Trasformeremo Sirte in un inferno come Falluja", è la minaccia dell'Isis in video rilanciato da social media che promette di fare della città libica sull'omonimo Golfo una replica di quella irachena che fu teatro di alcuni dei più violenti combattimenti urbani della seconda guerra del Golfo nel 2003-2004. "Misurata sarà la nostra Mosul", prevede ancora il video prospettando una conquista della terza città libica da cui provengono le milizie che da sei giorni, con decine di morti, combattono i jihadisti attorno a Sirte. Le milizie Fajr al potere a Tripoli "stringono le mani ai crociati", si delira nel video contestando i progressi nei negoziati in Marocco.

Gentiloni, con guerra accordo in Libia più urgente - Arrivano "notizie di guerra" dalla Libia e l'accordo tra i belligeranti è ancora "più urgente", ammonisce il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, mentre dal Marocco, dove è in corso il serrato negoziato mediato dall'Onu, Bernardino Leon giudica "inaccettabili" le bombe sganciate su Tripoli dai caccia di Tobruk. L'Italia, ribadisce da Caen il titolare della Farnesina, ha come obiettivo il successo del negoziato. E Gentiloni riferisce di essere in contatto continuo con l'inviato delle Nazioni Unite. Ma l'escalation militare delle ultime ore, con l'ennesimo raid aereo contro "postazioni delle milizie islamiche" nell'area dello scalo internazionale della capitale, rischia di far saltare la trattativa. L'annunciata battaglia finale per Tripoli, che il governo di Abdullah al Thani ha più volte promesso, ha scatenato la dura reazione dell'inviato Onu. "Se si tratta di operazioni militari di vasta portata - ha detto Leon -, e non di ulteriori scaramucce, ciò mette a rischio la possibilità che i negoziati proseguano". E' previsto si concludano martedì. Sul tavolo c'è la definizione del nuovo governo di unità nazionale con un'intesa sulla lista dei nomi, ultima stazione di una road map condizionata al cessate il fuoco, e, nelle parole di Leon, dall'avvio di una stagione di unità politica. Perché la vera minaccia alla stabilità del Paese arriva dallo Stato islamico, ha ribadito il diplomatico spagnolo, già padrone a Derna e al potere de facto a Sirte. I seguaci di Baghdadi, hanno riferito i media libici, hanno pubblicato online un video in cui promettono di trasformare "Sirte in un inferno come Falluja, e Misurata sarà la nostra Mosul". Il video, riferisce la stampa, "porta i simboli 'classici' della propaganda dello Stato islamico". "Una voce distorta promette una guerra implacabile contro Misurata". Il narratore, che si identifica come Sheikh Abu Mohammed Fornaji, fa riferimento alle battaglie di Falluja in Iraq. Le minacce, si precisa, arrivano dopo il sì dei responsabili dell'operazione Alba (Fajr) alla partecipazione ai vari round negoziali, a Ginevra, Algeria e Marocco. "Stringono le mani ai crociati", si afferma. Nel mirino dei jihadisti non c'è solo il negoziato: le minacce a Misurata e Fajr arrivano dopo i sanguinosi scontri dei giorni scorsi, e la violenta reazione terrorista a colpi di autobomba. Ma non sono soltanto quelli dell'Isis a volere il fallimento delle trattative. Appare evidente che nella variegata composizione delle forze di Tobruk, dove si riunisce l'unico Parlamento del Paese riconosciuto dalla comunità internazionale, ci sia chi teme che in caso di successo del dialogo in corso in Marocco possa non avere un ruolo di primo piano in una Libia con un governo unitario. E in caso di nuovi bombardamenti delle forze guidate da Khalifa Haftar, il 'generalissimo' libico forte del sostegno di alcune capitali arabe, la comunità internazionale - osservano alcuni analisti - potrebbe arrivare fino al punto di essere costretta a imporre sanzioni al governo di Tobruk.

 

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