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03 ottobre, 13:22 Photostory Primopiano

FOCUS: Amanda, 'Voglio vivere, ridatemi liberta''

© ANSA/ANSA
La copertina del libro Io vengo con te di Rocco Girlanda che ha raccolto i colloqui in carcere con Amanda Knox © ANSA

di Enzo Quaratino

ROMA - Pensieri e ricordi, sogni e progetti di vita: in una cella del carcere di Perugia nella quale e' detenuta da circa quattro anni, Amanda Knox - condannata in primo grado a 26 anni di reclusione per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher - attende il giorno piu' importante della sua vita: sara', quando, attraverso la sentenza della Corte d'Assise d'appello, sapra' se dovra' restare ancora lunghissimi anni dietro le sbarre o potra' prestissimo volare nella sua Seattle. In queste ore Amanda, a sentire chi ha potuto avvicinarla, rivive tutte le sue angosce e e i suoi sogni, raccontati nel libro (edito lo scorso anno da Piemme) "Io vengo con te - Colloqui in carcere con Amanda Knox", di Rocco Girlanda, deputato e presidente onorario della Fondazione Italia-Usa. E spesso quasi tralascia la sua vicenda giudiziaria, ma affida la sua angoscia ad alcune frasi brevi, ma decise: "io voglio vivere", "regalatemi la liberta'".

ANDRO' DAI MIEI, POI TORNERO' IN ITALIA - "Mi manca la mia famiglia", dice Amanda, che nel libro si racconta dall'infanzia ad oggi. "Ho degli amici che sono come fratelli e sorelle, ma.. io voglio vivere". E sogna un solo regalo: "La liberta'. Tutte le cose della vita non sono le stesse - aggiunge - senza la cosa piu' importante". "Quando tutto sara' finito - dice Amanda - voglio andare dalla mia famiglia, che mi manca tanto, ma poi voglio tornare in Italia, perche' qui sono stata bene''. E aggiunge: ''Io non ce l'ho in alcun modo con l'Italia, ci sono tantissime persone in Italia che mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Io ce l'ho con la condanna che ho avuto''.

MIA INGENUITA' HA CAUSATO CONFUSIONE - "So che non sono stata sempre comprensibile e che a lungo mi sono fatta guidare da una troppo ostinata ingenuita' che ha causato confusione". E racconta: "Da bambina ero un 'tomboy', un maschiaccio". La madre, un giorno, le diede un'indicazione di vita che si sforza di mettere in pratica: "la sola cosa che desidero quando tu sarai adulta - le disse - e' che tu sia gentile. Non mi importa se sarai bella o se sarai intelligente, voglio che tu sia gentile". "Sono arrivata in Italia nel settembre del 2007", racconta Amanda, per un corso di scrittura creativa a Roma. Due mesi dopo il carcere: "Vivere in carcere e' molto particolare, ci si deve un po' chiudere in se' stessi perche' altrimenti... Qui ci sono moltissime persone che soffrono. Vivere qui dentro e' come un limbo, poiche' ovviamente non si vuole essere qui: si vive un po' tra le memorie di come era la vita prima, fra le speranze che si vogliono per il domani". I programmi per il futuro - Amanda non lo dice, ma lo lascia intendere - sono legati ad un rapido ritorno in liberta'.

VORREI ADOTTARE UN BAMBINO - "Vorrei sposarmi, piu' avanti, e devo anche trovare la persona. Ma una cosa che ho sempre voluto e' quella di adottare un bambino", dice Amanda. "Se dovessi decidere, tra avere un bambino o adottarlo - aggiunge - preferirei adottarlo. E' strano, lo so: ma penso che ci sono tanti bambini in questo mondo che non hanno nessuno". Sicuramente - aggiunge Amanda - la situazione migliore e' quella di un padre e una madre, ma non penso che non sia possibile far crescere dei figli con tanto amore anche in una situazione diversa".

INTERPRETE O SCRITTRICE, TROPPA VIOLENZA SU UNIVERSITARIE - Amanda studia lingue in carcere (tedesco, italiano e francese), vorrebbe fare l'interprete o la "scrittrice creativa". Alberto Moravia e' il suo autore italiano preferito, ha letto La Ciociara, rimanendo colpita dalla storia di madre e figlia, abusate sessualmente da soldati marocchini sul finire dell'ultima guerra mondiale. "Anche all'universita' accade", dice Amanda, "e' comune che alcune ragazze si trovino in difficolta' di questo tipo. Pur senza arrivare ad un certo livello di violenza, a volte le ragazze rimangono molto danneggiate psicologicamente. Ho parlato con ragazze che purtroppo hanno avuto queste esperienze, avvertono un senso di colpa e un senso di odio verso tutti, all'improvviso".

NON SONO CATTOLICA, CAPPELLANO DICE CHE SARO' SUORA - ''Non sono cattolica - dice Amanda - non sono stata battezzata e i miei genitori mi hanno lasciato libera di decidere". Amanda, tuttavia, partecipa alle messe in carcere e il cappellano, don Saulo, ha fatto una singolare "profezia": "E' convinto che diventero' suora. Lui vede che leggo le preghiere con sincerita', e che le ascolto con altrettanta sincerita' ".

 

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